False Cape:sabbia, stelle e caffè eroico (con propulsione umana)

   

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Sabbia, stelle e caffè eroico (con propulsione umana)

Chi l’ha detto che per vivere un’avventura serva sempre una Harley ruggente sotto il sedere? The Motor Therapist è un blog nato per raccontare viaggi in moto, campeggi sperduti e chilometri di asfalto rovente… ma ogni tanto si può tradire il rombo del V-Twin per qualcosa di più silenzioso e decisamente più sudato: la bici. Sempre due ruote, ma con propulsione 100% umana e 1000% fatica!

Questo weekend abbiamo lasciato la benzina in garage e ci siamo diretti al False Cape State Park, una vera gemma nascosta a sud di Virginia Beach, infilata tra l’oceano Atlantico e la Back Bay. Un posto talmente selvaggio che per arrivarci non basta il GPS: ci vuole voglia, muscoli e una discreta tolleranza alla sabbia nelle scarpe.

False Cape è uno dei pochi luoghi lungo la costa est dove si può ancora campeggiare letteralmente sulla spiaggia. Niente auto, niente baracchini con hotdog, niente Wi-Fi. Solo sabbia, daini, zanzare in Masterclass e un silenzio così profondo che puoi sentire il fruscio dei tuoi pensieri… o le lamentele delle gambe il giorno dopo.

E così, caricato tutto il necessario sulla bici come se fosse un mulo da soma con le ruote, ho puntato a sud per una mini-avventura degna del blog.


Convergenze Selvagge: Mogli, Figli e Blister

Questa volta non ero solo nel mio eroico tentativo di conquistare False Cape. Accanto a me c’era mia moglie Maggie. Dopo avermi lasciato andare in giro con i soliti pazzi motociclisti per un bel po’, ha deciso che era il momento di verificare de visu che quelle storie “on the road” non includessero anche misteriose presenze femminili. Naturalmente scherzo… o almeno credo. In realtà adoro fare avventure con lei: è il mio GPS umano, la mia razione d’intelligenza in campeggio e la voce della ragione quando sto per mettere la tenda in una pozzanghera.

A chi si è unito alla spedizione? I soliti ignoti: Gokhan e Indiana PepJones, accompagnato stavolta dai suoi giovani esploratori, Luca e Giovanni. Mentre io e Maggie pedalavamo con dignità, loro si sono lanciati in un’epica marcia a piedi, carichi come muli da soma. Sono partiti prima… e sono arrivati dopo. Bruciati dal sole e devastati dalla sabbia, sembravano i superstiti di un reality show in Namibia.


Sabbia, Onde e Pesca Filosofica

Dopo aver montato le tre tende in pendenza (evviva l’alta marea), ci siamo buttati in mare. L’acqua era una carezza tiepida e il bagno è stato un paradiso. Finché non è arrivata la sabbia: onnipresente, inarrestabile, invasiva. Asciugarsi o cambiarsi senza portarsene chili in tenda era impossibile.

Il paesaggio, però, era una meraviglia. Granchi sprintosi correvano sulla battigia come se stessero facendo le selezioni per le Olimpiadi del crostaceo. Indiana PepJones aveva portato delle canne da pesca per i suoi figli… che si sono rivelate strumenti simbolici: niente pesci, ma tanta buona volontà.


Zuppa, Stelle e Luci da Minatori Jedi

La cena si è svolta tra tende sbilenche e sacchetti di cibo. Io avevo portato la mia ormai leggendaria zuppa di funghi, custodita nel thermos magico: ancora calda, apprezzatissima da tutti, con i bimbi che chiedevano il bis.

Il resto è stato un festival di formaggi, pane, peperoni crudi e misteriose prelibatezze non identificate. Pep armeggiava con un mini fornello da campo, mentre per dessert giravano due biscottini sbriciolati divisi in sei.

Poi, il silenzio. Le stelle ci hanno stesi. Nessun inquinamento luminoso, solo la via lattea in tutto il suo splendore. Con le nostre lampade da minatori — alcune a luce rossa o verde, altre a luce stroboscopica tipo discoteca per orsi — abbiamo illuminato le tende, nel timore (fondato) di essere travolti da qualche fuoristrada notturno impazzito.


Sauna in Tenda e Insetti Vampiri

La notte? Un incubo tropicale. Il caldo nella tenda era insopportabile, la sabbia ovunque, e verso mezzanotte sono stato assalito da insetti non identificati che hanno preso di mira le mie caviglie come se fossero tartare Michelin. Dopo ore di grattamenti e sofferenze, mi sono arreso: sono uscito e ho camminato sulla spiaggia, consolato solo dallo spettacolo delle stelle.

Per fortuna, l’alta marea delle 22:26 ci ha graziati. Niente tsunami tenda-edizione.


Alba, Caffè Eroico e Ritorno alla Realtà

All’alba, il cielo ci ha regalato un altro spettacolo mozzafiato. Ho svegliato Maggie che, con amore e pazienza, ha accettato di farsi scortare nel suo bagno anti-granchi.

Poi è iniziata la battaglia del caffè. Con la mia fedele moka e un barattolo di Sterno Canned Heat, ho tentato per un’ora di accendere un fuoco nel vento con un BIC. Quando finalmente il caffè è arrivato, ero troppo esausto per berlo. Ma era lì. Ed era mio.

Dopo una colazione veloce, abbiamo impacchettato tutto, salutato i nostri amici (che non sembravano esattamente entusiasti all’idea di un’altra camminata), e siamo risaliti in bici. Il sole ci ha accompagnati lungo la via del ritorno, bruciando già dalle prime pedalate.

Stanchi, sabbiosi, ma felici. E con la certezza che le avventure, vere o folli, stanno sempre dove ci sono stelle, amici, sabbia e caffè fatto col cuore.


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